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Giovanni Nardoni e Lisa Colosimo presentano lo stage intensivo

 Medea

 18 e 19 settembre 2010

al  Teatro Spazio Uno
Vicolo dei Panieri, 3 – Roma (zona Trastevere)

A partire dal testo originale ma senza trascurare rivisitazioni più moderne, i personaggi principali della tragedia di Euripide verranno studiati non solo dal punto di vista strettamente tecnico-teatrale, ma anche e soprattutto nei suoi risvolti introspettivi.

Medea l’infanticida. Medea l’amante tradita. Medea la maga. A volte, sempre più spesso, Medea la straniera. Vittima e carnefice; demoniaca ma anche “barbara”, straniera, e quindi stigmatizzata: Medea è uno schermo bianco in cui ciascuna donna proietta paure, identificazioni, auto-riferimenti.

Diverso e più complesso è l’atteggiamento maschile: identificarsi in Giasone significa  ammettere di non saper gestire il rapporto con una donna “diversa”, una donna che conosce arti occulte, che può affascinare e distruggere.

 

Durata: 16 ore (8 al giorno)
Costo: € 250,00
Acconto: € 50,00  entro il 10 settembre 2010
Per prenotarsi: inviare il proprio curriculum a ego.messaggi@gmail.com 
Per ulteriori informazioni: Chiara Codino – Ufficio Promozione MEssaggi, tel. 333.99.60.729 oppure messaggi.me@gmail.com

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La scena si svolge a Corinto, dove Medea, suo marito Giasone ed i loro due figli vivono tranquillamente. La donna ha aiutato il marito nell’impresa del Vello d’oro, abbandonando così il proprio padre, Eeta.

Dopo dieci anni, però, Creonte, re della città, vuole dare sua figlia Creusa in sposa a Giasone, dando così a quest’ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta, abbandonando così sua moglie Medea.

Vista l’indifferenza di Giasone, malgrado la disperazione della donna, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda in dono un mantello alla giovane Creusa, la quale, non sapendo che il dono è pieno di veleno, lo indossa per poi morirne fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch’egli il mantello, morendo.

Ma la vendetta di Medea non finisce qui. Per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza, uccide i figli avuti con lui, condannandolo all’infelicità perpetua.

Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera


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